La Cicerchia

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Cicerchia

Cicerchia

Sempre alla scoperta di colture “minori” molte delle quali ormai nel dimenticatoio oggi vi propongo la cicerchia, tipico legume della tradizione rurale marchigiana.
Per secoli questo legume è stato uno dei pochi sostentamenti alimentari delle popolazioni contadine , poi ha avuto un declino, solo di recente è stato riscoperto e ormai è diventato quasi un prodotto di nicchia. La cicerchia appartiene alla famiglia delle leguminose, ve ne sono diverse specie ma oggi quella che troviamo in commercio è lathyrus sativus. E’ molto simile al pisello, ma schiacciato di colore brunastro. Si semina verso la fine di novembre o appena dopo dicembre.

La fioritura avviene nel mese di maggio. Caratteristica è quella di Castelluccio di Norcia, nel parco dei Sibillini. Viene chiamata “la Fiorita” ed è un evento che richiama molti turisti che rimangono incantati dal tripudio di colori delle diverse specie floreali che fioriscono tutte insieme ricoprendo gli immensi campi coltivati a lenticchie , cicerchie, farro ecc.
Questi vanno dal giallo, al rosa della cicerchia, al rosso dei papaveri, al lillà delle lenticchie al blu dei fiordalisi. Che spettacolo! Si rimane increduli!!! Sembra di guardare una immensa gigantografia naturale!
Mi sono fatta prendere dall’entusiasmo ma torniamo alla cicerchia.

 

 

La raccolta avviene tra giugno e luglio. Da un punto di vista nutrizionale la cicerchia ha un alto contenuto di ferro e questo la rende particolarmente preziosa a chi segue una dieta strettamente vegana. Inoltre contiene calcio quindi vitamina D, molto ferro e vitamine del gruppo B.

Non bisogna abusarne troppo del suo consumo in quanto tale leguminosa contiene una neurotossina causa del latirismo, una patologia che interessa gli arti inferiori con spasmi e convulsioni. Non spaventiamoci però ! Per ammalarci dovremmo mangiare solo ed esclusivamente cicerchia ! Sempre bene e salutare la nostra cara dieta mediterranea e per quanto mi riguarda ,vegetariana!

Io al pari di molti non conoscevo il sapore della cicerchia fino a 15 anni fa. Quando ero piccola ricordo che il nonno la seminava ma la utilizzava in piccole quantità come foraggio per la mia cara e dolce Ninetta (l’asina!)

Si era sul finire di novembre , io ormai adulta e già avvezza alla conoscenza di piante e erbe spontanee venni invitata da un gruppo di amici a una sagra. Era la sagra della cicerchia di Serra de’Conti. Questo è un piccolo paesello della provincia di Ancona che ormai da diverso tempo anticipa un po’ il Natale .Si il Natale! Arrivi alla piazzetta del paese che sembri già un surgelato e cosa trovi?
Un bel fuoco scoppiettante, le caldarroste, il vin brulè e nei dintorni le “osterie”che sembra ti vogliano catapultare indietro di svariati secoli. Una promessa di calore, di cibo buono, genuino una convivialità che nei tempi di Facebook e chat varie abbiamo quasi dimenticato.
Entri nella cantina ed è quasi un obbligo assaggiare la zuppa di cicerchia.
Bella, calda fumante, un buon vino nostrano il Verdicchio dei Castelli di Jesi, ma in questo caso meglio accompagnare la zuppa con il vino novello.

 

 

Qui di seguito gli ingredienti della ricetta tradizionale di Serra de’ Conti:

Ingredienti (4 persone):
150 g Cicerchia
1 bicchiere di vino bianco secco
1 cipolla
sale e pepe q.b.
1 costa di sedano
350 g di cotenna di maiale
1 carota
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva

Io invece vi propongo una versione light e vegana.
La sera prima mettete a bagno la cicerchia con un po’ di sale e bicarbonato sciacquate più volte. Fate bollire per circa 40 minuti, 20 in pentola a pressione. Nel frattempo fate un soffritto con carote, sedano, cipolla. Fate sfumare con vino bianco, aggiungere la polpa di pomodoro un po’ di dado vegetale e sale, fate cuocere per 5, 10 min. Unite la cicerchia e passate il tutto col minipimer. Lasciate insaporire e tostate il pane. Versare la zuppa fumante sul pane aggiungendo qualche foglia di basilico e un pizzico di peperoncino.
Per i vegetariani una bella grattugiata di formaggio e…buon appetito!

 



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